Non tutto è oro quel che luccica: una panoramica (sorprendente) del terroir e delle sottozone di Montalcino

Non tutto è oro quel che luccica: una panoramica (sorprendente) del terroir e delle sottozone di Montalcino

di Stefano Cinelli Colombini

In tempi di vendemmia si torna a parlare di zone più vocate, versanti e qualità dei vigneti, e tutte queste cose sono legate a banali fattori di territorio. Banali, certo, ma da quel che si legge paiono sfuggire alla maggior parte dei commentatori. Professionali o meno che siano. Ma come stanno realmente le cose? Montalcino è una piramide, con una punta decentrata verso ovest. Le parti inferiori ai 200 m.s.l.m. verso est sono a prevalenza cretacea, che verso i duecento metri di altitudine diventa sabbia e poi più in alto galestro. Verso est e nord la situazione è analoga, salvo che i suoli delle zone basse sono sostanzialmente di riporto fluviale. La piovosità è molto differenziata perché segue le correnti, per cui le valli dei fiumi. Ne consegue che la parte nord, già naturalmente più fredda, ha abbondante piovosità così come Torrenieri, mentre le parti centrali e occidentali del Comune hanno clima decisamente più asciutto. La tramontana, vento freddo e asciutto da nord che sanifica ma può asciugare troppo l’uva, colpisce tendenzialmente l’est e il nord est mentre lo scirocco, che d’estate può essere molto dannoso, colpisce soprattutto i crinali di collina e l’ovest; i fondovalle e le altre parti sono riparate. Le temperature sono molto differenziate nelle varie zone. I bassopiani dell’est sono caldi, con una certa umidità portata da Orcia e Ombrone e con modeste escursioni termiche estive. L’ovest è egualmente caldo, ma con poca umidità e maggiori escursioni termiche estive. Il centro nord è più freddo, con maggiore umidità sia dall’Ombrone che dalle piogge e scarsa escursione termica estiva. Il centro sud è asciutto, non così caldo come l’est o l’ovest e con forti escursioni termiche estive. La media collina è sostanzialmente uniforme climaticamente su tutti i quattro versanti ma è meno calda d’estate e meno fredda d’inverno rispetto alle altre zone, ha forte ventilazione, poca umidità e buone escursioni termiche. L’alta collina ha clima analogo, solo più freddo a volte anche in misura rilevante. L’iterazione di questi fenomeni e terreni fa sì che Montalcino abbia una fascia ideale per il sangiovese a forma di mezzaluna, le cui punte si assottigliano verso nord fino quasi a scomparire e che verso sud si allargano dai centoventi metri ad oltre cinquecento. Tutto ciò cambia ogni anno perché nelle annate calde la “mezzaluna ideale” si sposta verso l’alto e in quelle fredde verso il basso, se piove molto saranno favorite le zone galestrose, in quelle secche le umide e così via.

Ogni anno fa regola a sé, e non c’è una zona buona per ogni clima.

Poi c’è il fattore umano in vigna e in cantina, che conta moltissimo. Per cui non tutte le aziende comprese in questa fascia danno Brunelli ottimi, e non tutte quelle escluse sono di qualità inferiore. E, infine, vanno aggiunte due altre concause che complicano l’equazione. Prima, molte aziende hanno vigne in più zone e comunque c’è molto commercio (legale) sia di uva che di vino. Per cui è complesso, e a volte impossibile, sapere quale zona c’è davvero nel bicchiere.Montalcino

Inoltre la coincidenza di due tendenze naturali, l’amore verso il proprio lavoro e la poca conoscenza delle qualità positive del vicino, fa sì che quasi ogni produttore di Brunello è certo di avere la miglior vigna e di trovarsi nella miglior zona. E, dato che i produttori sono affabulatori, simpatici e in genere palesemente onesti e in buona fede, chi ascolta si convince facilmente che ciò che ha di buono nel bicchiere dipende da un terroir miracoloso e non si rende conto che invece è il frutto di un eccezionale lavoro in vigna e in cantina. Così si formano le leggende sulle zone e microzone che, come tutte le leggende montalcinesi, sono piene di fascino e assai ingannatrici. Chissà, forse sarebbe meglio fare come Ulisse con le sirene; tapparsi di cera le orecchie ai canti di noi bravi, onesti, capaci e assolutamente mendaci produttori.

In conclusione un consiglio, amici che amate i vini di Montalcino; non prendete per oro colato nulla di quello che leggete o sentite (anche da me..), assaggiate e decidete di testa vostra!

PS Mi è stato fatto notare che tutto il mondo ha già mappato le aree vinicole individuando le sotto-zone, e che è ridicolo pensare che Montalcino (l’unico che si rifiuta di farlo) possa avere ragione contro tutti gli altri. Vero, è ridicolo pensare che 5.000 montalcinesi siano i depositari della verità mentre sette miliardi e passa di altri sbagliano. Certo, finiremo per fare le mappe. E, certo, i vini delle varie zone avranno i caratteri previsti per quelle zone. Ne sono sicuro.

Però, da quello scettico un po’ anziano che sono, mi resta un dubbio; quei Brunello nasceranno così a causa della zona, o saranno sapienti enologi a farli diventare “tipici” della loro micro-zona? Mah, a pensare male si fa peccato e io voglio andare in Paradiso, per cui mi arrendo; ho torto. Hanno ragione i tantissimi che vogliono mappe a colori che rendano facile e comprensibile una situazione orrendamente complessa. Il Re non è nudo, e così sia.

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