Stefano Cinelli Colombini

Il presente


Ancora oggi, alla Fattoria dei Barbi, Stefano Cinelli Colombini segue, come ha fatto prima di lui sua madre Francesca, le indicazioni illuminate di suo nonno Giovanni “contadino, vignaiolo, cantiniere/allevatore di porci, salumiere/avvocato” (questo era, in rigido ordine, l’elenco dei titoli che snocciolava sul suo biglietto da visita), dirigendo e innovando l’azienda con eguale attaccamento alla tradizione e gusto per la modernità, disincantata ironia e spirito di iniziativa, tenacia e sconfinato amore per il suo territorio.

Stefano è nato il 26 ottobre del 1956 a Firenze, cosa un po’ strana per un senese di famiglia antica. Si è laureato in legge ma, invece di diventare avvocato, ha scelto di lavorare nelle fattorie di famiglia. E così nel 1981 si è trovato tra vini e vigne ma non solo, perché la Fattoria dei Barbi è vasta; c’erano centinaia di ettari da seminare, i boschi, gli agriturismi, il molino aziendale, gli allevamenti, gli oliveti, la norcineria, il caseificio, la Taverna e tanto altro.

Dal 1985 cura le vendite. Da allora i mercati sono cresciuti, e ora le vendite raggiungono 40 paesi. Le 300.000 bottiglie del 1985 sono salite a 700.000.

Dal 1981 al 1999 ha diretto la Fattoria del Colle a Trequanda, un piccolo borgo nella provincia senese che appartiene alla famiglia paterna fin dal Medioevo. Lì ha realizzato un agriturismo da 110 posti letto, ha restaurato la storica villa, i tanti casali e le vigne a Chianti. Ora quella proprietà è di sua sorella Donatella.

Nel 1997 ha acquistato l’Aquilaia a Scansano, una fattoria di 104 ettari che ora ne ha 40 iscritti a Morellino DOCG e Maremma Toscana DOC. Lì ha realizzato la cantina, ripiantato tutte le vigne e rimesso in uso i casali che si affacciano sul Mar Tirreno.

Dal 1980 è stato eletto varie volte nei consigli dei Consorzi di Tutela del Brunello di Montalcino e del Morellino di Scansano.

È membro dell’Accademia Nazionale della Vite e del Vino e dell’Accademia dei Georgofili, la più antica e prestigiosa istituzione di agricoltura del mondo.

Ha gestito l’aumento dei vigneti della Fattoria dei Barbi dai 22 ettari del 1981 agli oltre 110 attuali, tutti realizzati con l’innovativo sistema a cordone libero che permette una forte riduzione dell’uso di fitofarmaci, del fabbisogno idrico e della manodopera pur aumentando la sanità e la qualità dell’uva.

Nel 2001 è stato il primo a sperimentare in Europa la crio-macerazione a freddo delle uve rosse, in collaborazione con l’Università di Pisa.

Dal 2002 sta sviluppando con l’Università di Bologna quattro cloni di sangiovese di Montalcino dalla vigna di Poggitoia, la più antica tra quelle ancora esistenti del Brunello; saranno tra i pochissimi cloni di sangiovese del territorio disponibili.

È stato il coordinatore di un progetto di ricerca CEE tra le Università di Siena, Malmö e Coimbra per un “Naso Elettronico” per identificare i diversi vitigni presenti in un vino.

Dal 1997 ha creato il Museo della Comunità di Montalcino e del Brunello in 1.000 metri quadri di antiche stalle, un no-profit che ha il fine di comunicare la grande storia del Brunello e della grande cultura da cui è nato. Ha fondato il mensile “Gazzettino e Storie del Brunello e di Montalcino”, che è uscito dal 2000 al 2008.

Nel 2008 ha coordinato il movimento per la tipicità del Brunello, che in assemblea ha attenuto con l’85% dei voti di farlo restare un puro sangiovese di Montalcino.

Nel 2014 ha realizzato con l’Università di Pisa il protocollo per produrre vino “senza chimica aggiunta” ad alta tecnologia, che è stato brevettato.

Dal 2015 rappresenta il Brunello di Montalcino in Federdoc, la Federazione Nazionale dei Vini a DOC e DOCG, ed è vice-presidente del Consorzio del Brunello.

Nel 2016 è stato uno dei promotori della nascita di Avito, l’associazione dei Consorzi vinicoli Toscani.

Nel 2016 ha pubblicato “Appunti per una storia di Montalcino e del Brunello”, una breve storia della città e del Brunello dalle origini ai nostri tempi.

Nel 2019 è stato nominato vice-presidente del Distretto Rurale di Montalcino ed ha pubblicato “Brunello, appunti a memoria”, un testo sulla storia di Montalcino, sui personaggi del Brunello e sui “Landmarks” del territorio.

Stefano è un appassionato di musica classica, di arte, storia e ama passeggiare e correre in campagna, quando è possibile con il giovane figlio Giovanni.